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Quanto Costa un Impianto di Domotica in Casa

Determinare in astratto quanto costi un impianto di domotica è impossibile, perché sotto quell’etichetta convivono soluzioni che vanno dalla singola lampadina Wi-Fi comandata dallo smartphone fino al cablaggio KNX di una villa con server di supervisione, integrazione audio-video e monitoraggio energetico. Per dare un ordine di grandezza, i portali specializzati stimano che un kit fai-da-te basato su pochi dispositivi wireless comporti una spesa compresa fra duecento e mille euro: si tratta di prodotti consumer installabili senza opere murarie, ideali per avere luci connesse, prese smart e un assistente vocale in un monolocale o in un bilocale.

Quando si passa a un appartamento di circa settanta metri quadrati e si desidera gestire non solo l’illuminazione ma anche climatizzazione, tapparelle e monitoraggio dei consumi, la spesa sale in modo sensibile. Le analisi di Unione Professionisti collocano un impianto “standard” fra i cinquemila e i settemila euro, cifra che comprende attuatori wireless o ibridi, gateway centrale, programmazione e un minimo di intervento elettrico per sostituire i frutti tradizionali con moduli intelligenti.

La stessa fonte calcola che, su 110 metri quadrati, il salto di complessità eleva il budget a un intervallo fra i settemila e i tredicimila euro: la forbice dipende dal numero di circuiti controllati, dal protocollo scelto (Zigbee, Z-Wave, Thread o soluzioni proprietarie) e dal grado di integrazione con la caldaia, l’impianto fotovoltaico o la videosorveglianza.

Per edifici nuovi o undergoing ristrutturazioni integrali diventa interessante installare una dorsale cablata—tipicamente su bus KNX, Modbus o sistemi proprietari comparabili—che permette di unificare illuminazione, motorizzazioni, sicurezza e clima in un’unica architettura. In questi casi le aziende di domotica invitano a calcolare il costo come un supplemento sull’impianto elettrico tradizionale: GuidaEdilizia parla di un’aggiunta fra i quattromila e i cinquemila euro per appartamenti di 140 metri quadrati, mentre per oltre duecento metri quadrati la spesa complessiva può variare da circa undicimila a tredicimila euro.

Chi preferisce usare il parametro al metro quadrato trova nel settore una regola empirica: dai venti ai trentacinque euro al metro per un impianto semplice che automatizzi luci, prese e qualche tapparella, cifra che si somma ai costi dell’elettrico tradizionale. Per una casa media ciò corrisponde a un investimento che oscilla fra gli ottomila e i dodicimila euro, a cui vanno aggiunti i costi di progettazione, collaudo e messa in rete dell’impianto

Le case produttrici di componenti KNX, infine, indicano che un sensore di presenza gestito via bus costa intorno ai centoventicinque euro, mentre un attuatore multifunzione a sedici canali può superare i trecento; in un’abitazione di grandi dimensioni, con dieci o dodici zone di illuminazione, quattro di climatizzazione e dodici motorizzazioni per tapparelle, il solo materiale può raggiungere e oltrepassare la soglia dei ventimila euro, cui si somma la manodopera specializzata.

Indice

  • 1 Incidenza della mano d’opera, della progettazione e del software
  • 2 Risparmio energetico, incentivi e ammortamento
  • 3 Esempi di scenari di costo
  • 4 Conclusione

Incidenza della mano d’opera, della progettazione e del software

Il costo finale non è soltanto la somma dei dispositivi. Nelle installazioni professionali il lavoro dell’elettricista rappresenta di regola fra il trenta e il quaranta per cento del preventivo: cablaggi aggiuntivi, canaline dedicate, messa in servizio degli attuatori e certificazioni di sicurezza. A ciò si aggiunge la voce progettazione-programmazione, indispensabile per dare coerenza all’impianto e realizzare scenari integrati come l’abbassamento automatico delle tapparelle in funzione dell’irraggiamento o la riduzione del carico quando la potenza impegnata si avvicina al contatore domestico.

I software di supervisione hanno licenze con prezzi molto variabili: dal semplice server Raspberry-based da poche centinaia di euro fino a piattaforme commerciali multi-proprietà che partono da duemila euro e crescono in base al numero di nodi, alle funzionalità di analisi energetica o all’integrazione con sistemi di allarme certificati. La complessità software incide anche sui costi futuri, perché aggiornamenti, ampliamenti e troubleshooting vengono di norma fatturati a tariffa oraria.

Risparmio energetico, incentivi e ammortamento

Dal 2025 in avanti il legislatore italiano riconosce un “Bonus Domotica”, che copre il cinquanta per cento delle spese per dispositivi di building automation nelle prime case—vale a dire nei lavori di ristrutturazione ordinaria e straordinaria finalizzati all’efficienza energetica—e il trentasei per cento sulle seconde case; in alcuni casi, se la domotica è integrata in un intervento di riqualificazione profonda dell’involucro, la detrazione può spingersi al sessantacinque per cento.

Al netto degli incentivi, i produttori stimano che la gestione intelligente dei carichi elettrici, l’ottimizzazione della climatizzazione e l’ombreggiamento automatico consentano risparmi in bolletta compresi tra il dieci e il venti per cento annuo: su una spesa energetica di duemila euro, l’utente recupera quindi in media duecento-quattrocento euro l’anno. Significa che un sistema wireless di fascia media può ripagarsi in circa dieci-dodici anni, mentre un impianto cablato salirà a orizzonti temporali più lunghi, a meno che la casa non faccia un uso intensivo di pompe di calore, fotovoltaico e accumulo.

Esempi di scenari di costo

Un giovane che voglia “smartizzare” un bilocale di cinquantacinque metri quadrati con luci RGB, due termovalvole connesse, sensore di qualità dell’aria e altoparlante intelligente può cavarsela con seicento-ottocento euro, installazione inclusa se esegue il lavoro in autonomia. In una villetta bifamiliare di centotrenta metri quadrati già cablata si può convertire l’impianto esistente con interruttori modulari Zigbee, controller per la caldaia e tapparelle radio spendendo fra settemila e diecimila euro, cifra che scende a circa cinquemila in caso di detrazione fiscale immediata. In una nuova costruzione di duecento metri quadrati con cablaggio KNX, otto zone di riscaldamento a pavimento, stazione meteo e controllo carichi trifase, il preventivo complessivo, comprensivo di progettazione e programmazione, oscilla fra venticinquemila e trentacinquemila euro, con la possibilità di abbattere fino a metà della spesa se l’intervento rientra in un piano di riqualificazione energetica dotato di bonus.

Conclusione

Il prezzo di un impianto di domotica in casa nel 2025 dipende da quattro variabili chiave: la dimensione e la vetustà dell’abitazione, la scelta tra tecnologia wireless o cablata, il numero di funzioni da controllare e il valore aggiunto di progettazione e software. In termini molto generali, la soglia di ingresso per rendere “smart” un appartamento con kit consumer sfiora i mille euro; una soluzione wireless semi-professionale in un appartamento medio investe fra i cinquemila e i diecimila euro; un’infrastruttura cablata di livello integrato per abitazioni superiori ai 150 metri quadrati si posiziona fra i ventimila e i trentacinquemila euro prima degli incentivi fiscali.

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About Walter Labrini

Sono Walter Labrini, appassionato di tutto ciò che riguarda la casa, i lavori domestici e il fai da te. Da sempre mi piace condividere le mie conoscenze e le mie esperienze con gli altri, motivo per cui ho deciso di creare il mio sito personale. Qui troverete guide, consigli e trucchi su svariati argomenti.

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